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Lottare contro se stessi

Ti è mai capitato di lottare contro te stessa?

Quante volte ti sei trovata ad affrontare lo studio con incubo e terrore, ti sei mai trovata a:

Non sapere da cosa iniziare

La concentrazione ormai ti ha abbandonato da un po’

Più ti impunti, più perdi le energie per continuare

Studi in modalità offline, ci sei ma non sei presente realmente

In tutte queste occasioni l’unica soluzione possibile ti sarà sembrata abbandonare subito, scappare perchè tanto non è giornata, ma questa sensazione si ripete da un po’, accumulando frustrazione, senso di colpa e senti che non fai progressi.

L’unico vero problema è che non hai una strategia da mettere in pratica nello studio.

L’unico modo è lottare contro te stessa.

Quando suoniamo ci rinchiudiamo da soli, in un mondo tutto nostro fatto di modalità e caratteristiche personali che mettiamo in atto nella nostra quotidianità.

Lottiamo contro noi stessi, creando cosi delle tensioni.

Le tensioni nascono quando vogliamo suscitare un cenrto stato d’animo, quando non riusciamo a farci scivolare lo stress, quando abbiamo troppe aspettative, quando siamo insicuri delle nostre capacità

Ripetiamo passaggi in modo ostinato con l’intento di acquisire sicurezza tecnica. 

La vera realtà è che siamo troppo severi con noi stessi. 

Vogliamo rispettare la tabella di marcia prestabilita, ci diamo scadenze, ci poniamo obiettivi non raggiungibili e ci imponiamo di studiare tante ore al giorno. 

Ma la realtà è ben diversa, esistono gli imprevisti e non sempre possiamo accelerare l’apprendimento.

In più non vuol dire che quando si fa uno studio di quantità, significa che sei riuscita a fare anche uno studio di qualità.

Ma quali sono queste lotte? Contro cosa si lotta mentre si studia?

Passione esagerata

Aggirare

Aggressione

Sindrome dell’impostore

 

Partiamo dalla prima passione esagerata: avviene quando esageriamo a esprimere la nostra passione, la nostra emozione nella musica.

Abbiamo troppa passione e non ci basta il suono, il corpo per esprimerlo.

Il nostro corpo è rigido, gesti grandi e plateali, la sensazione di esser sempre troppo vicini allo strumento.

Enfatizziamo troppo, esageriamo nell’esprimere la musicalità, risultando fuori contesto e anche abbastanza “tamarri”.

Attenzione,  con questo non voglio dire che è sempre una modalità sbagliata, anzi in alcuni brani di repertorio o mentre si studia la differenza di musicalità e dinamica, questo modo di studiare fa al caso vostro.

Ma se diventa un modus operandi, allora c’è qualcosa che non va.

Non è con il troppo sentimento o la troppa enfasi corporea che comunicheremo la musica.

Per iniziare a diventar consapevoli, e capire se mettiamo in atto questa modalità, esagerate fino a che non sentirete più l’esigenza di continuare, quando sarete soddisfatti fate un bel respiro, svuotate la mente e ricominciate con più leggerezza, mettendo nella musica una passione più tenue.

La seconda lotta è l’aggirare, tutto il contrario di quello che abbiamo descritto prima, ovvero in questo caso è la modalità  con cui si suona con freddezza.
Ci ripetono di suonare bene le note, che dobbiamo stare stare attenti alle note e che non le dobbiamo sbagliare. In fatti la maggior parte delle volte escono solo quelle, le note.

Non esce nessun tipo di espressione sonora, dinamica, intenzione ma solo una sequenza di note senza una direzione.

Come se avessimo paura di esprimere quello che sentiamo, paura di mettersi in gioco, paura del giudizio altrui.

Una protezione tra noi e l’ascoltatore per non voler far vedere le nostre emozioni. Perchè alla fine dei conti pensi che non sia molto importante quello che si ha da dire.

Ma non è così. Ognuno di noi porta con sé esperienze, pensieri e modalità che possono portare confronto e scambio reciproco.

La tua voce è importante.

La terza lotta è l’aggressività.  Non confondiamola con la rabbia, l’aggressività è quando ci imponiamo di prendere un atteggiamento virile, di superiorità verso lo spartito e di conseguenza la musica.

Quando siamo aggressivi? Quando ci impuntiamo tante volte verso lo stesso passaggio, ripetendo finchè non verrà; quando affrontiamo un passaggio difficile, irrigidendosi con il corpo, pretendendo di voler prendere in mano la situazione; quando ci sentiamo insicuri e vogliamo reagire.

Anche qui, quando ci accorggiamo di esser aggressivi, accettiamo, fermiamoci, respiriamo e proviamo a esser più morbidi con la musica e con noi stessi,

Infine abbiamo la sindrome dell’impostore. Ne avrai sentito parlare e leggere in molti articoli. Ma se non sai che cos’è, ti dò subito una definizione:

percezione di un’esperienza interna di non meritevolezza del successo personale.

Non meritarsi il risultato, il successo, non prendersi i meriti delle proprie vittorie.

“E’ stata solo fortuna”

”Non è cosi importante”

”Non inizio tanto non son capace”

Forse alcune di queste frasi le conosci bene o le avrai sentite da qualcun’altro che sta lottando come te.

Sta scappando da quello che si meriterebbe, non vuole esser visto, riconosciuto dagli altri perchè ha troppa paura di sbagliare e di non rispettare le aspettative.

Qui l’unica cosa che ti posso consigliare è la consapevolezza, e puoi iniziarla a prenderla leggendo questo libro: Insicure di successo: Abbraccia la paura e provaci lo stesso

Ma se queste voci ti bloccano più di quello che dovrebbe essere, allora chiedi supporto a un professionista di tipo psicoterapico.

 

Abbiamo visto queste lotte, hai iniziato un primo passo di consapevolezza e si è compreso che: lottare non è mai la soluzione.

A volte ne affrontiamo una, altre volte due contemporaneamente, in altre le superiamo una ma ne arriva un altro.

Fa parte del percorso di crescita, dell’apprendimento.

Accettiamolo ed Ascoltiamoci

Non dimenticare mai che studiare non è tanto diverso da quando ti esibisci, la spontaneità che si ha quando c’è la performance.

Non dimenticare lo stupore e la bellezza che ci regala la musica quando suoniamo.

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