Educatrice utilizza materiali ludici per attività di musica e apprendimento inclusivo

Attenzione e musica: perché suonare allena il cervello (se sai cosa stai allenando)

Quante volte, durante una lezione, hai detto a un allievo “concentrati” oppure “stai più attento”?

Probabilmente moltissime.

Eppure c’è un problema: l’attenzione non è una capacità unica. Le neuroscienze della musica ci mostrano che esistono diversi sistemi attentivi, ciascuno con caratteristiche e funzioni specifiche. Per questo motivo non basta chiedere di “stare attenti”: bisogna capire quale tipo di attenzione vogliamo allenare.

Ed è qui che la pratica del flauto diventa uno straordinario strumento educativo.

Ogni volta che suoniamo, il cervello coordina respirazione, postura, ascolto, lettura dello spartito, movimento delle dita e controllo del suono. In altre parole, mentre studiamo musica stiamo allenando anche importanti funzioni esecutive, fondamentali per l’apprendimento dentro e fuori dall’aula.

Se vuoi conoscere la filosofia che ha dato origine a questo approccio, puoi leggere anche l’articolo Perché nasce tutto questo”

I quattro tipi di attenzione

Uno dei modelli più utilizzati nella neuropsicologia e nella riabilitazione cognitiva è quello sviluppato da Sohlberg e Mateer, che distingue quattro principali sistemi attentivi.

Per una spiegazione divulgativa del modello puoi consultare anche NeuronUP:
LINK ESTERNO: https://neuronup.us/cognitive-stimulation-news/cognitive-functions/attention/attention-processes-according-to-sohlberg-and-mateer/

Le quattro funzioni sono:

  • attenzione sostenuta;
  • attenzione selettiva;
  • attenzione alternata;
  • attenzione divisa.

Comprendere questa distinzione permette di progettare attività di didattica musicale inclusiva molto più efficaci, perché ogni esercizio può essere costruito con un preciso obiettivo cognitivo.

1. Attenzione sostenuta

Restare sul compito nel tempo

È la capacità di mantenere la concentrazione per un periodo prolungato senza perdere precisione.

È ciò che permette di:

  • studiare uno stesso passaggio per diversi minuti;
  • mantenere stabile l’intonazione;
  • non interrompere il lavoro appena compare la fatica.

Durante l’esecuzione musicale entra continuamente in gioco.

Un esercizio pratico

Scegli una nota comoda del registro medio.

Suonala lunga, senza vibrato, cercando di mantenere:

  • intonazione stabile;
  • emissione costante;
  • qualità del suono uniforme.

Ora aggiungi una distrazione esterna: una radio, una conversazione, rumori ambientali.

L’obiettivo non è eliminare il rumore, ma continuare a mantenere l’attenzione sul compito.

Ripeti tre volte aumentando progressivamente il livello della distrazione.

2. Attenzione selettiva

Ignorare ciò che non serve

Ogni ambiente è pieno di informazioni.

Il cervello deve scegliere quali ascoltare e quali ignorare.

Questa è l’attenzione selettiva.

È fondamentale quando:

  • suoni in orchestra;
  • lavori con una base;
  • ascolti un insegnante mentre altri parlano;
  • ti concentri sull’intonazione senza lasciarti distrarre.

Un esercizio pratico

Suona una scala sopra una base musicale ricca di strumenti.

Scegli un solo riferimento sonoro (ad esempio il pianoforte o il basso).

Il tuo compito è restare perfettamente intonato rispetto esclusivamente a quello, ignorando tutto il resto.

Non rallentare.

Non fermarti.

Allenare l’attenzione selettiva significa imparare a mantenere il focus anche quando l’ambiente è ricco di stimoli.

3. Attenzione divisa

Fare più cose contemporaneamente

Suonare il flauto è una delle attività più complesse dal punto di vista cognitivo.

Mentre esegui un brano il cervello deve contemporaneamente:

  • leggere lo spartito;
  • controllare la respirazione;
  • coordinare le dita;
  • monitorare l’intonazione;
  • ascoltare il suono prodotto;
  • rispettare il tempo.

Questa è l’attenzione divisa.

Un esercizio pratico

Prendi uno studio che conosci bene.

Suonalo mentre il piede mantiene una pulsazione diversa da quella della musica.

Ad esempio:

  • musica in 4/4;
  • piede ogni tre movimenti.

Il cervello è costretto a gestire due flussi motori indipendenti, migliorando coordinazione e flessibilità cognitiva.

4. Attenzione alternata

Cambiare rapidamente strategia

Non basta rimanere concentrati.

Molto spesso bisogna anche essere capaci di cambiare modalità di lavoro senza perdere qualità.

È quello che accade quando passi:

  • da uno studio tecnico a un brano espressivo;
  • da uno staccato veloce a un legato;
  • da un esercizio ritmico a uno melodico.

Questa è l’attenzione alternata.

Un esercizio pratico

Alterna senza pause:

  • otto battute di scale veloci e staccate;
  • otto battute lente, legate ed espressive.

L’obiettivo non è eseguire perfettamente ogni sezione.

L’obiettivo è rendere il passaggio da una modalità all’altra sempre più fluido.
Ti condivido un esempio pratico, che ho pubblicato sul mio social.

Perchè lo strumento allena il cervello

Molto prima delle moderne neuroscienze, Émile Jaques-Dalcroze aveva intuito qualcosa di fondamentale.

Secondo il pedagogista svizzero, il corpo rappresenta il primo strumento attraverso cui comprendiamo il ritmo e organizziamo il movimento.

La musica non è soltanto una sequenza di note.

Oggi le neuroscienze della musica confermano questa intuizione: durante l’esecuzione musicale vengono attivate contemporaneamente le aree motorie, uditive, attentive e prefrontali del cervello, favorendo la plasticità cerebrale e lo sviluppo delle funzioni esecutive.

Per questo motivo la musica non migliora soltanto le competenze strumentali, ma rappresenta un potente strumento educativo all’interno della didattica musicale inclusiva.

Come utilizzare questi esercizi nelle lezioni

Non è necessario allenare tutte le componenti attentive nella stessa lezione.

Bastano 5 minuti all’inizio della lezione scegliendo l’esercizio più adatto al bisogno dell’allievo.

Ad esempio:

  • se si distrae facilmente, lavora sull’attenzione selettiva;
  • se perde la concentrazione dopo pochi minuti, allena la sostenuta;
  • se fatica a passare rapidamente da un’attività all’altra, concentra il lavoro sull’alternata;
  • se mostra difficoltà nel coordinare lettura, respirazione e movimento, dedica tempo all’attenzione divisa.

In questo modo gli esercizi tecnici non allenano soltanto la qualità dell’esecuzione, ma diventano veri strumenti di sviluppo cognitivo.

La tecnica, quindi, smette di essere un semplice allenamento muscolare e diventa un percorso di crescita delle funzioni esecutive.

In conclusione

Allenare l’attenzione significa allenare il modo in cui il cervello gestisce le informazioni.

Il flauto offre un contesto ideale per farlo perché richiede continuamente di mantenere il focus, selezionare gli stimoli importanti, coordinare più azioni contemporaneamente e passare con flessibilità da un compito all’altro.

La differenza sta nella consapevolezza dell’insegnante.

Non si tratta più di dire “stai attento”.

Si tratta di sapere quale attenzione stiamo allenando e perché.


Per approfondire

Nel manuale Music Motor Training, in uscita a settembre, troverai un’intera sezione dedicata all’allenamento delle funzioni attentive attraverso la pratica musicale.
Ogni esercizio è proposto con varianti per età, livello di competenza e obiettivo cognitivo, così da poter essere utilizzato sia nello studio individuale sia nella didattica.
Se vuoi ricevere contenuti in anteprima e approfondimenti su didattica musicale inclusiva, neuroscienze e pratica strumentale, iscriviti alla newsletter Oltre il Leggio.


Fonti scientifiche

  • Sohlberg, M. M., & Mateer, C. A. (1987). Effectiveness of an Attention Training Program. Journal of Clinical and Experimental Neuropsychology.
  • Sohlberg, M. M., & Mateer, C. A. (2001). Cognitive Rehabilitation: An Integrative Neuropsychological Approach. Guilford Press.
  • Posner, M. I., & Petersen, S. E. (1990). The Attention System of the Human Brain. Annual Review of Neuroscience, 13, 25–42.
  • Diamond, A. (2013). Executive Functions. Annual Review of Psychology, 64, 135–168.
  • Zatorre, R. J., Chen, J. L., & Penhune, V. B. (2007). When the Brain Plays Music. Nature Reviews Neuroscience, 8, 547–558.
  • Schlaug, G. (2015). Musicians and Music Making as a Model for the Study of Brain Plasticity. Progress in Brain Research.
  • Jaques-Dalcroze, É. (1921). Rhythm, Music and Education.
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